Siamo tornati sui bricchi di una terra fertile ed eroica di Langa Astigiana. E come dimenticare che per noi Cassinasco voleva dire il ristorante I Caffi e il torrone Faccio. Un lumicino del gusto che è stato acceso finché anche il vino, su queste altezze, è diventato contemporaneo, partendo da una tradizione che per decenni ha voluto dire fatica.
Ed è qui che si dipana la storia di una famiglia che è stata capace di tracciare un segno identitario nella viticoltura locale. Fu l’avo Enrico Cerutti a fondare l’azienda negli Anni ‘30 insieme al figlio Giovanni; alcuni anni dopo avviano le prime vinificazioni e già verso gli Anni ’60, con l’ingresso in azienda del primogenito Enrico, si inizia a imbottigliare le prime bottiglie. E ancora oggi lui, classe 1944, è presenza rassicurante e fedele in vigna.
La quarta generazione scende in campo a fine Anni '90 ed è nel segno del figlio Gianmario, studi in enologia ad Alba, e di sua moglie Anita, famiglia di ristoratori con Casa Crippa di Canelli, premiata quest’anno con corona radiosa. Il trend è quello di mantenere lo sguardo verso la tradizione, ma con un'accelerazione virtuosa che prevede tecniche agronomiche con sempre crescente attenzione alla tutela dell'ambiente e alla sostenibilità; da qui, l'adesione al protocollo ufficiale di Agricoltura Integrata redatto dalla Regione Piemonte. Sarà poi Gianmario a introdurre i legni in cantina e a scommettere su un vino bianco da invecchiamento con uve chardonnay.







