"Cerco di mandare fuori strada non lo spettatore ma me stesso".
Così il pittore Giorgio Ortona descrive il suo modo di indagare la realtà. Le sue tele 'parlano' di scorci urbani, interni quotidiani e frammenti di città, in particolare di Roma, svuotati di presenza umana, ma carichi di densità emotiva. Questo racconta fino al 1 febbraio 2026 la mostra 'Senza Cornice' ospitata a Roma a Palazzo Merulana, lo spazio espositivo sede della Fondazione Cerasi.
L'esposizione propone una antologica dell'artista, architetto di formazione, che con il suo linguaggio preciso e sospeso allo stesso tempo sviluppa una pittura realista attraversata da una spinta verso l'astrazione. I suoi lavori ritraggono paesaggi, figure e nature morte, tre generi della cosiddetta "arte figurativa" che egli considera pretesti per la sua arte animata da una "una poetica dell'incompiuto che lascia spazio ad un continuo cambiamento". Ortona non incornicia le sue tele, le lascia come se fossero parti di un cantiere edilizio che evocano un processo in divenire.
'Senza cornice' la tela resta aperta invitando a superare il perimetro dell'immagine. Le sue vedute di quartiere, finestre, stanze, oggetti comuni sono luoghi sospesi in un tempo che sembra essersi fermato. "Tutto è inquietudine e fermento, nervosismo dell'ossessione e dell'irrequietezza - scrive in uno dei testi critici, che accompagnano il percorso espositivo, la poetessa e scrittrice Maria Grazia Calandrone -. Giorgio Ortona è il poeta del movimento figurativo e verbale, nel senso che i suoi quadri e i titoli dei suoi quadri possono cambiare nel tempo. Niente è cristallizzato, niente è fermo".






