Nel 1925 firmo' la prima opera astratta italiana, 'Astrazione di una linea n.2', matita e pastello su carta ma ancora in pochi conoscono questa artista: a colmare la lacuna arriva a Roma 'Bice Lazzari.
I linguaggi del suo tempo', presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea dal 10 febbraio al 3 maggio, dopo una prima tappa a Palazzo Citterio di Milano.
Quel percorso critico è stato ulteriormente arricchito da lavori che lo ampliano e approfondiscono: in totale nella nuova rassegna, realizzata in collaborazione con l'Archivio Bice Lazzari, sono esposte oltre 200 opere. Nata a Venezia nel 1900 Bice Lazzari, protagonista di una personalissima ricerca che dall'arte figurativa la condusse all'astrattismo è una di quelle figure di sostanziale importanza per l'evoluzione e le connessioni stabilite ma che ha avuto riconoscimenti paradossalmente più a livello internazionale che nazionale. Non a caso, come ricorda il curatore della mostra Renato Miracco, Lazzari fu l'unica donna inclusa nella mostra 'Kandinsky e l'avventura astratta' realizzata nel 2003 dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Seguirono prestigiose acquisizioni da musei e istituzioni americane di cui alcune hanno prestato le loro opere per la grande antologica romana come la Solomon R. Guggenheim Foundation di New York. Nelle grandi sale della Galleria ecco scorrere le opere in ordine cronologico che riassumono l'intera carriera dell'artista: dai lavori degli anni Trenta e Quaranta alla costruzione architettonica di veri e propri racconti pittorici, dallo spazialismo all'informale materico, fino ad opere minimaliste realizzate con semplici aste. Senza scordare le sue opere 'musicali' che riecheggiano la tastiera di un pianoforte o una partitura o le onde di un sintetizzatore. "La sua produzione - spiega Miracco - ha un linguaggio e un alfabeto personale all'insegna di armonia, poesia, segno e misura. Ma bisogna sfatare la leggenda di un'artista solitaria e avulsa dal suo tempo: conobbe Afro, fu amica di Burri con l'idea del dominio sulla materia al centro delle discussioni che avvenivano nella sua casa in passeggiata di Ripetta, ebbe rapporti con Mimmo Rotella" solo per citare alcune sue frequentazioni. La sua identità pittorica coincide con quella della ricerca, sottolinea ancora il critico, ovvero di "una continua germinazione di forme non dirette, ma destinate a evocare un mondo proprio, intimo e parallelo, dove il colore diventa mezzo espressivo e la creazione del segno genera una visione aperta, priva di esitazioni". Studiare Bice Lazzari permette di mettere in luce movimenti, tendenze, assonanze. "La Gnamc rende omaggio a un'artista di straordinaria rilevanza, che ha sperimentato con coraggio i diversi linguaggi del Dopoguerra, dando un contributo come donna e come protagonista allo sviluppo dell'arte Italiana" afferma Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. La sua nascita a inizio del secolo scorso e la sua ricerca così in anticipo sui suoi contemporanei ha forse determinato la difficoltà, come osserva Miracco, di inserire Lazzari in uno specifico movimento artistico: "forse per questo tanti critici non l'hanno valorizzata ma spetta a questa generazione esplorare la sua opera". L'Archivio Bice Lazzari, fondato nel 1981, ha catalogato oltre 3000 opere e, spiega la direttrice Maria Isabella Barone, si è costituito con l'obiettivo di raccogliere e ordinare sistematicamente non solo le opere pittoriche, ma tutta la sua produzione inclusi i lavori giovanili di arte applicata. La sezione al piano rialzato della mostra, a cura di Mariastella Margozzi è dedicata proprio all'ambito delle arti applicate, con circa 100 bozzetti e manufatti realizzati dall'artista per la progettazione di cuscini, gioielli, decorazioni murali, tessuti compresi i due arazzi progettati per la turbonave Raffaello.







