Lillian Steiner (Jodie Foster) è una psicanalista americana da molti anni installata a Parigi. Dove ha preso marito (sono separati, ma i rapporti son rimasti buoni). Dove ha avuto un figlio (rapporti radi e litigiosi) e un nipotino (che non ha il coraggio di tenere in braccio). Nel lavoro ha avuto successo, nel suo studio vanno e vengono nevrotici di ogni specie. Una delle clienti (una bella bionda di professione musicista) un giorno muore. Suicida, pare. E la cosa prende in contropiede Lillian. Il rapporto medico-cliente era di normale amministrazione.

Possibile che non si sia accorta di nulla in tante sedute? La tragedia costringe Lillian a farsi un esame di coscienza, a rivedere tutta la sua vita parigina. E tutti i molti sbagli. Si riavvicina al marito e al figlio. Si sottopone lei stessa a una cura psichiatrica (una seduta di ipnotismo, da cui ricava il feroce sospetto di aver nutrito un rapporto saffico con la defunta). Scava scava nel suo inconscio, Lillian arriva alla conclusione che la colpa del suicidio non è sua. Per il semplice fatto che suicidio non è stato. Si tratta infatti di un omicidio. Chi è stato? Dapprima Lillian sospetta della figlia, una ragazza che con ogni evidenza ha le sue brave turbe.