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15 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 7:55

Più chiarezza su categorie, nomi da utilizzare, soglie d’investimento. Una bella spruzzata di semplificazione, che va tanto di moda a Bruxelles ed è (molto) apprezzata dagli operatori. Ma, si sa, il diavolo sta nei dettagli, per cui è probabilmente sui settori da escludere – senza se e senza ma, come chiedono in molti – che si vedrà se nel trilogo si riuscirà a mantenere la barra dritta. In estrema sintesi sono questi i punti salienti della proposta di revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (Sfdr) appena presentata dalla Commissione Ue. È la regolamentazione sull’informativa sulla sostenibilità per il settore finanziario in vigore da marzo 2021. Che ha rappresentato il primo tassello andato a regime del piano d’azione sulla finanza sostenibile varato dalla Commissione Ue a marzo 2018. Il cammino della Sfdr non è stato esente da problemi, perché il mercato l’ha considerata un “bollino” mentre si tratta di un’auto-certificazione sulle caratteristiche di sostenibilità di un prodotto finanziario. Da qui la necessità di rivederla.

Nella proposta pubblicata il 20 novembre ci sono luci e ombre. Per i prodotti finanziari va in soffitta la precedente distinzione tra gli articolo 8 (light green, con caratteristiche sociali o ambientali) e gli articolo 9 (dark green, più ambiziosi, con obiettivi di sostenibilità). A sostituirla è una classificazione in tre categorie: “transizione”, “sostenibile” e “Esg basics”, differenziate per obiettivi d’investimento e per settori e attività economici esclusi. Ogni prodotto dovrà garantire che almeno il 70% degli investimenti sia allineato con gli obiettivi dichiarati e solo quelli che rientreranno in queste categorie potranno utilizzare terminologia di tipo Esg nei nomi e nel marketing. Viene riconosciuto per la prima volta nell’ordinamento Ue l’investimento a impatto (all’interno delle categorie “transizione” e “sostenibile”) come pratica distinta di finanza sostenibile, il che ha fatto esultare le organizzazioni europee che promuovono l’impact investing come Social Impact Agenda per l’Italia.