A partire dal 2020 in Europa la finanza sostenibile ha fatto molta strada, passando da un periodo segnato da incertezza regolatoria a uno di maggiore maturità e chiarezza. Nonostante le recenti ricalibrazioni normative, il Vecchio Continente è in prima linea in questo cambiamento, guidata da regolamentazioni pionieristiche e da impegni climatici rafforzati. Come seconda sede dell’industria dei fondi d’investimento più grande al mondo, il Lussemburgo si distingue anche come un polo chiave nel panorama della finanza sostenibile. Un polo, questo, che tocca anche il mondo dei fondi che investono in mercati privati non quotati, vale a dire i fondi alternativi che proprio in Lussemburgo hanno una delle piazze principali al mondo.
Il Lussemburgo è infatti la principale sede per i fondi europei sostenibili che investono in mercati privati, con il 77% del totale dei fondi alternativi sostenibili che investono in Europa. Dal 2020 ad oggi questi fondi hanno registrato in termini di masse un crescita annua composta del 45,6 per cento.
Sono queste alcune delle principali evidenze dello studio “Finanza Sostenibile in Europa e Lussemburgo 2025: Navigare la riallocazione”, realizzato da Lsfi (Iniziativa Lussemburghese per la Finanza Sostenibile) e Alfi (Associazione dell’industria dei fondi comuni in Lussemburgo) in collaborazione con PwC Lussemburgo. Il rapporto, primo nel suo genere, utilizzando i dati di Morningstar e l’analisi proprietaria dei fondi sostenibili, mette in evidenza come la finanza sostenibile stia gradualmente diventando sempre più radicata nei segmenti tradizionali e privati degli asset del settore, in un contesto politico e regolatorio sempre più complesso.






