L’acronimo ESG è sempre meno usato dai gestori dei fondi europei.

Questa tendenza è ormai in atto dall’introduzione, nel marzo del 2021, del Regolamento Ue sulla trasparenza della sostenibilità nei servizi finanziari (Sfdr), che impone agli asset manager di fornire informazioni più dettagliate riguardo ai rischi legati alla sostenibilità e all’impatto dei prodotti distribuiti nell’Unione europea.

Inoltre, in vista della scadenza del 21 maggio scorso, i gestori si sono affrettati a conformarsi alle linee guida dell’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) sui fondi che utilizzano termini legati all’ESG o alla sostenibilità nei loro nomi.

Alla luce di queste normative, Morningstar ha pubblicato un aggiornamento sullo stato dei fondi classificati come articolo 8 e 9 a fine giugno 2025. Nel report si legge che, “oltre 600 fondi Articolo 8 e Articolo 9, sono stati rinominati nel secondo trimestre del 2025. Dopo un primo trimestre già intenso, l’attività di rinomina dei fondi ha raggiunto un nuovo picco nel secondo trimestre, mentre i gestori patrimoniali si affrettavano a implementare le linee guida ESMA sui nomi dei fondi prima della scadenza del 21 maggio. Le linee guida mirano a proteggere gli investitori dal rischio di greenwashing e a fornire standard minimi per i fondi che utilizzano termini ESG specifici nei loro nomi. Gli standard minimi dipendono dai termini utilizzati. I gestori patrimoniali avevano tempo fino al 21 maggio per allinearsi ai nuovi requisiti o modificare il nome del fondo per garantirne la conformità. Le esclusioni relative al Paris-aligned benchmark, che i fondi ambientali, ESG, sostenibili e di impatto sono tenuti ad applicare, sono particolarmente significative, poiché escludono gli investimenti in società che ricavano una certa proporzione dei loro ricavi dai combustibili fossili”.