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In Europa i binari ferroviari sono fatti da segmenti di rotaia da 120 metri. Quelle che escono dall’impianto siderurgico di Piombino, che è di fatto l’unico specializzato in Italia, sono invece da 108 metri. È una differenza rilevante, perché rotaie più lunghe significano maggiore possibilità di curvatura e meno punti di giuntura, quindi maggiore velocità per i treni. Quei 12 metri di differenza rendono l’Italia meno competitiva nelle gare internazionali, e riducono quindi le possibilità che lo stabilimento di Piombino – di proprietà della multinazionale indiana JSW – continui a esistere.
Allo stabilimento che produce rotaie lavorano circa 400 persone. È da molti anni il più importante in Italia per questo tipo di prodotto: può produrre 300mila tonnellate all’anno di binari. Era stato avviato negli anni Novanta dal gruppo Lucchini, che possedeva l’impianto, e per l’epoca era piuttosto avanzato, cioè in grado di rifornire la rete delle ferrovie italiane e di molti paesi esteri. L’ultimo ammodernamento risale però al 2007 e oggi lo stabilimento è tecnicamente poco concorrenziale.
Le rotaie che produce non sono solo troppo corte, ma anche non temprate, a differenza di quelle dei concorrenti: questo significa che non sono abbastanza durevoli, specialmente nel cosiddetto “fungo”, la parte superiore a diretto contatto delle ruote del treno. La tempra è un processo di indurimento che rende il metallo più resistente alle sollecitazioni e agli sbalzi di temperatura.







