Il dado è tratto e sulla questione russa l’Europa sta veramente attraversando il suo Rubicone. Il riferimento storico non spiega, però, del tutto il travaglio dell’Unione alle prese con la crisi più difficile della sua storia, perché se la scelta politica è stata fatta rimane il rebus giuridico sul sistema di “reparation loans” all’Ucraina, garantito attraverso l’immobilizzazione degli asset russi detenuti da molti istituti finanziari degli Stati membri, primo tra tutti Euroclear, con sede in Belgio. La strada imboccata è, quindi, di non confiscare i beni con trasferimento di proprietà, ma di “immobilizzarli” a tempo indefinito a garanzia del prestito concesso.

Accanto alle incertezze sul piano economico e finanziario, sui possibili effetti sui mercati e sull’abbassamento del livello di fiducia di altri Stati extra Ue con asset nei Paesi membri, sono molte le perplessità sotto il profilo giuridico.

Partiamo dal diritto internazionale. Il nodo principale è che i beni coinvolti nell’immobilizzazione, almeno quelli della banca centrale russa, rientrano nel perimetro delle attività sovrane dello Stato e, quindi, sono coperti dall’immunità dall’esecuzione. La regola dell’immunità, che è funzionale al rispetto del principio della sovrana uguaglianza degli Stati, ha un particolare valore nell’ordinamento internazionale ed è stata rafforzata dalla Corte internazionale di giustizia finanche nei casi in cui uno Stato eserciti la giurisdizione su beni di un altro Paese che ha commesso crimini di diritto internazionale. Non solo. Anche la Convenzione delle Nazioni Unite sull’immunità giurisdizionale degli Stati e dei loro beni del 2004 (seppure non ancora in vigore ma ratificata da alcuni Stati europei), in base all’articolo 21, dispone che si presume che i beni statali che rientrano in alcune categorie, tra i quali i beni delle banche centrali o di altre autorità monetarie, siano beni utilizzati o destinati a essere utilizzati dallo Stato per fini non commerciali e, come tali, coperti dall’immunità. Il passaggio dal congelamento all’immobilizzazione a tempo indefinito inevitabilmente darà il via, se va bene, a un contenzioso tra la Russia - che ha già contestato l’impiego degli interessi considerandola un’espropriazione - e gli Stati Ue.