All'improvviso, Ferguson. Fischiato, contestato, bocciato, spernacchiato per quattro mesi, il centravanti arrivato dal Brighton (in prestito con un diritto di riscatto fissato a trentotto milioni di euro), sotto il cielo e la pioggia scozzese che deve avergli ricordato tanto quelli della sua Irlanda, si è acceso. Come deve fare un centravanti vero che il Gasp, tra esperimenti vari, sta cercando dall'inizio della stagione.
(reuters)
Un palo, una buona e quasi sempre qualitativa partecipazione al gioco, soprattutto una doppietta. Il primo gol con un tocco di sinistro facendosi trovare al posto giusto nel momento giusto sul cross di Celik, il secondo da nove vero, stop a seguire di sinistro, destro a incrociare che non ha lasciato scampo a quello che è rimasto di Schmeichel. Il tutto quando la bocciatura senza appello era stata già sentenziata, peraltro con motivazioni non del tutto campate in aria. A partire dal Gasp che, nella conferenza della vigilia della partita stravinta dai giallorossi contro il Celtic, tutto era stato meno che tenero nei confronti dell'irlandese con la faccia da liceale. Per poi spedirlo in campo da titolare sperando che succedesse qualcosa.
È successo. Al punto che per la prima volta in stagione (anzi la seconda, la prima c'era stata all'esordio contro il Bologna) la Roma ha giocato con un numero nove. Facendo capire che Dybala lo può fare in emergenza, che Baldanzi tutto può fare meno che il punto di riferimento offensivo, che qualsiasi altra ipotesi che può essere partorita dalle visioni del tecnico, non può dare gli stessi risultati di quando si gioca con un nove di ruolo.






