Roma, 13 dic. (askanews) – “L’oro è tornato di moda”. E negli ultimi anni gli acquisti di oro da parte delle Banche centrali sono aumentati al punto che il livello complessivo delle loro riserve, a 36.000 tonnellate, “è quasi il massimo che hanno avuto nel momento in cui esisteva la convertibilità” tra banconote e oro. Lo ha rilevato Piero Cipollone, componente del Comitato esecutivo della Banca centrale europea intervistato oggi ad Atreju.
Una presenza inconsueta, quella di un banchiere centrale all’evento di un partito politico. Cipollone, che a meno di una settimana dal Consiglio ditrettivo della Bce non può rilasciare dichiarazioni attinenti alla politica monetaria, è venuto per spiegare il progetto dell’euro digitale su cui la Bce sta cercando di accelerare i temi, pressando il Parlamento europeo per l’adozione di una legge che lo autorizzi.
A fine intervista gli è stata rivolta una domanda sul tema delle riserve di oro della Banca d’Italia, dopo il dibattito innescato da emendamento presentato alla manovra di Bilancio. Cipollone non è entrato nello specifico di queste vicende, ma ha fatto un discorso più generale.
“Le riserve auree hanno un fondamento storico importante”, ha spiegato, risalente “a quando c’era la convertibilità” tra banconote e oro. “Servivano come riserva rispetto alle banconote perché uno poteva, in teoria, andare presso una Banca centrale dare la banconote” e ricevere oro. “Ovviamente il mondo è cambiato da allora, è cambiato moltissimo e questa convertibilità i paesi l’hanno abolita perché siamo passati a quella che è chiamata la moneta ‘fiat'”. Ora “la credibilità del valore della moneta è affidata alla credibilità della Banca centrale nell’essere capace di controllare i prezzi”.












