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Ultimo aggiornamento: 10:39

Annullamento senza rinvio e assoluzione “perché il fatto non sussiste”. La Cassazione ha messo la parola fine al processo “Gotha”. Almeno per quanto riguarda la posizione di uno dei principali imputati, l’avvocato Giorgio De Stefano per anni ritenuto dalla Dda di Reggio Calabria una delle due teste pensanti della ‘ndrangheta reggina assieme all’ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo, condannato a 25 anni di carcere in primo grado con il rito ordinario e in attesa, nei prossimi mesi, della sentenza d’Appello.

Nel frattempo, si è concluso l’altro troncone del processo nato dalla riunione delle inchieste “Mamma Santissima”, “Reghion”, “Fata Morgana” “Alchimia” e “Sistema Reggio” nell’ambito delle quali i carabinieri del Ros, la guardia di Finanza e la polizia avevano acceso un faro su quello che i pm considerano il “direttorio” della ‘ndrangheta, una struttura con una strategia programmatica che puntava ad alterare “l’equilibrio degli organi costituzionali”. Al centro di questo direttorio, stando all’impianto accusatorio, c’era pure Giorgio De Stefano per il quale adesso sono cadute tutte le accuse.

La sentenza della Suprema Corte è arrivata venerdì sera e l’avvocato è stato, così, assolto definitivamente dal processo in cui aveva rimediato in primo grado una condanna a 20 anni di carcere, poi ridotta in Appello a 15 anni e 4 mesi di reclusione. Quella sentenza, nel 2022, era stata annullata una prima volta dalla Cassazione perché, tra le altre cose, appariva “illogico – scrissero gli ermellini – sostenere che Giorgio De Stefano potesse contemporaneamente far parte sia della struttura invisibile” della ‘ndrangheta, “sia della struttura visibile ed operativa in qualità, peraltro, di capo della cosca De Stefano”. Una parte della prima condanna, inoltre, secondo la Cassazione era coperta dal giudicato di un altro procedimento penale, il maxi “Olimpia”, dove De Stefano era stato condannato per concorso esterno.