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Era ampiamente risaputo che la legge di bilancio per il prossimo anno non si sarebbe distinta per ambizione: non ci sono soldi per misure costose, e quei pochi che ci sono il governo ha deciso di destinarli perlopiù a rimettere a posto i conti e alle spese per la difesa. La legge di bilancio attualmente in discussione per il 2026 vale 18,5 miliardi di euro, una delle più limitate degli ultimi dieci anni, e finanzierà misure per famiglie e imprese che non spiccano particolarmente e non stimolano il dibattito.
Fatto salvo questo impianto generale, durante la discussione parlamentare i partiti di maggioranza hanno inserito o tentato di inserire emendamenti con misure piccole, poco costose e dallo scarso rilievo pratico, ma comunque molto simboliche e ideologiche, che quindi in un modo o nell’altro fanno discutere e danno l’impressione che la legge di bilancio sia ricca di contenuti, quando in realtà non lo è. Ce ne sono due di cui si è parlato molto nelle ultime settimane: una sull’oro della Banca d’Italia, forse la più discussa in assoluto quest’anno, e un’altra sul limite all’uso del contante.
Sono entrambe proposte che cambiano ben poco, ma in grado di polarizzare molto il dibattito. Questo meccanismo di distrazione non è ovviamente una novità recente, ma stavolta è risultato particolarmente evidente proprio per la modestia generale del resto della legge di bilancio.









