Spesso mi arrivano messaggi da persone che confessano di non riuscire a leggere certe storie su cani e gatti pubblicate su La?Zampa. Raccontano di sentirsi a pezzi, di un dolore profondo, quasi fisico, per animali che non hanno mai conosciuto, che non incontreranno mai. Mi dicono che si immedesimano, che vedono in quegli occhi o in quelle situazioni un’innocenza tradita, e che la sofferenza li travolge come se fosse la propria. In molti ammettono, con un nodo in gola, che si arrabbiano, piangono, sentono impotenza.

Se vi riconoscete in questo sentimento, sappiate che succede anche a me: pur non conoscendo personalmente ogni singolo animale, quando scrivo le loro storie mi commuovo, piango, mi emoziono profondamente. Non si tratta “solo” di compassione: è un’onda emotiva reale e intensa, che rivela quanto l’empatia verso gli animali possa diventare un rifugio, un punto di connessione profonda. È anche questa emozione che, giorno dopo giorno, mi spinge a continuare a raccontare queste storie. E allora mi chiedo insieme a voi: perché accade? Perché siamo capaci di soffrire per un gatto o un cane che non abbiamo mai incontrato, talvolta più di quanto ci lasciamo realmente toccare dalle sofferenze umane lontane?