TREVISO - «Poteva degenerare e diventare un altro caso Favaretto. Se qualcuno avesse avuto un coltello o un coccio di bottiglia sarebbe potuto succedere. E di nuovo in pieno centro, dove i ragazzi dovrebbero poter girare in tranquillità». Si dicono spaventati i genitori dei quattro adolescenti vittime della baby gang di San Liberale che sabato li ha massacrati di pugni, ma anche arrabbiati, come d'altronde i loro figli. E con l'anniversario della morte di Francesco alle porte, massacrato il 12 dicembre scorso da una gang formata da sei minorenni e quattro maggiorenni, l'episodio assume un contorno ancora più inquietante. Anche per questo i genitori si sono dati appuntamento ieri nel luogo dell'aggressione, per confrontarsi su un tema che non coinvolge più soltanto loro, ma tutta la città.

«Io spero che paghino per le loro azioni, che ci siano delle conseguenze, perché altrimenti si rischia che si sentano invincibili - spiega Alberto, padre di uno dei ragazzi aggrediti. - Ed è preoccupante pensare che sia stato un attacco alle dieci di sera, in una zona super frequentata, e che nessuno sia intervenuto in aiuto di quei ragazzi. Perché?» chiede. E un altro genitore gli risponde: «Perché anche gli adulti hanno paura di loro. Probabilmente questo gruppo di delinquenti si sente libero di agire e lo fa perché sa benissimo che da minorenne non avrà alcuna conseguenza legale».