Per molteplici ragioni sulla vicenda riguardante l’incriminazione di Federica Mogherini da parte della magistratura e della polizia belghe bisogna andarci con i piedi di piombo. In primo luogo, in via di principio, quando sono in ballo personalità politiche, se si è davvero garantisti lo si deve essere sia per gli amici sia a maggior ragione per gli avversari. Una delle ragioni per cui il sottoscritto, pur non essendo un sostenitore dell’attuale governo, non si sogna di votare per il Pd e per il suo permanente moralismo a senso unico sempre scatenato nel criminalizzare gli avversari e sempre a sostegno dei pm con cronisti giudiziari connessi. Per di più questo moralismo a senso unico ha quasi sempre coperto l’affarismo assai spregiudicato dei grandi capitalisti amici, da De Benedetti ai Benetton. Ciò detto però, per la stessa ragione di fondo, non condivido affatto il moralismo e il giustizialismo a senso unico che anche in questa occasione ha messo in campo una parte del centrodestra, vista la storica caratterizzazione di sinistra della Mogherini.
Questo moralismo-giustizialismo da parte della destra è oggi contraddittorio con la battaglia garantista in corso sulla separazione delle carriere. Per di più esso si è ritrovato a braccetto con l’inusitato moralismo di Peskov e della Zacharova che hanno messo nello stesso sacco addirittura la corruzione degli ucraini e queste vicende dell’Ue. Francamente che alti esponenti della nomenclatura della Russia di Putin facciano sfoggio di moralismo significa che essi sono dotati di straordinarie facce di bronzo: basta leggere il libro di Marta Ottaviani dal titolo “Brigate russe” per sapere che una parte della guerra ibrida è stata portata avanti nell’Occidente dagli oligarchi attraverso una sfrenata cleptocrazia che li ha dotati delle risorse necessarie per l’acquisto in Europa di residenze di lusso, di squadre di calcio ma anche di leader politici, di partiti e di giornali.















