L’indagine su Federica Mogherini, affidata alla Procura europea (Eppo), procede seguendo quelle stesse procedure belghe più volte finite al centro del dibattito pubblico. A una settimana dal fermo dell’ex Alto rappresentante Ue, dagli investigatori non emergono scossoni: si continua a esaminare verbali, chat, messaggi e documenti sequestrati per ricostruire la catena decisionale che portò il Collegio di Bruges- guidato dall’ex lady Pesc - ad aggiudicarsi l’appalto per l’Accademia dei giovani diplomatici europei. Un caso che ha travolto anche la Commissione europea, senza tuttavia portarla a desistere dal pieno sostegno all’Eppo e all’Olaf, i suoi organi anticorruzione. Istituzioni che, nella sottolineatura del commissario Ue al Bilancio Piotr Serafin, «vanno rafforzate» anche quando indagano su possibili frodi interne.
A tre anni dallo scoppio del Qatargate, a Bruxelles si apre un nuovo ciclo di udienze per il riesame parallelo dell’inchiesta, avviato nel settembre 2023 per fare luce sui metodi adottati dalla giustizia belga nelle fasi più sensibili delle indagini. Da oggi a venerdì tutti gli indagati sono convocati. Sotto la lente, l’azione degli 007, le presunte violazioni dell’immunità parlamentare e del segreto istruttorio, il sospetto conflitto d’interessi che ha coinvolto il giudice istruttore Michel Claise - poi costretto a farsi da parte-, e l’attendibilità delle deposizioni rese dall’ex eurodeputato pentito Pier Antonio Panzeri. Rimane invece fuori dal perimetro del riesame, ma continua a far discutere, l’uso esteso del carcere preventivo.







