La più giovane donna a ricoprire il ruolo di presidente della Camera. Irene Pivetti aveva solo 31 anni quando sedette sullo scranno più alto di Montecitorio. Ora, dopo la condanna a quattro anni per evasione fiscale e autoriciclaggio, la sua vita è cambiata ma certe emozioni non si dimenticano. "Sentivo la responsabilità, non solo mia, di tutti noi nuova gente dentro le istituzioni, di cambiare le cose, per portare più libertà, molta più libertà. E l’occasione era reale. Quello che non avevamo capito era che destabilizzare un sistema senza completare l’affermazione del nuovo lasciava la nostra fame di libertà del tutto indifesa, esposta all’aggressione di poteri molto più astuti della democrazia, che da quel momento utilizzarono le parole del cambiamento come leva per una destabilizzazione permanente". D'altronde quelli erano anni complessi per la credibilità della politica, gli anni di Mani Pulite.
IRENE PIVETTI: "NON AVEVO SOLDI PER MANGIARE, HO FATTO LE PULIZIE PER SOPRAVVIVERE"
Da presidente della Camera dei deputati a nullatenente: la triste parabola di Irene Pivetti. Condannata a quattro anni d...
Intervistata dal Tempo Pivetti si sofferma anche su Giorgia Meloni. Le due si incrociarono nel 2016, quando lei si candidò alle amministrative di Roma nella lista Noi con Salvini a sostegno della candidatura dell’attuale premier. "Una donna in gamba, intelligente, determinata, cosa che infatti è - la definisce -. Ma quelle elezioni Berlusconi le volle perdere, lasciando il campo ai Cinque Stelle, per non causare una Caporetto alla sinistra di governo. Voleva mantenere rapporti distesi con Renzi, per altri motivi". Quando poi la leader di FdI è diventata presidente del Consiglio, Pivetti non è rimasta molto sorpresa: "Mi ha fatto piacere che fosse una donna che se l’era guadagnato sul campo, quel posto. Se posso permettermi, gliel’avevamo un po’ assottigliato noi, quel soffitto, donne che siamo venute prima di lei, come a noi lo hanno assottigliato quelle che ci hanno preceduto, di qualunque parte politica fossero, o fossimo. Avere donne nei ruoli apicali è una questione culturale, non politica".












