L’uomo che vuole salvare le vaquita dall’estinzione, pur sapendo che è una missione quasi impossibile, ha un luccichio negli occhi che sa di speranza. Si chiama Lorenzo Rojas-Bracho ed è messicano: al mammifero marino più piccolo e più minacciato al mondo, endemico del nord del golfo della California, ha dedicato gran parte della sua vita. Oggi presiede il Cirva, il Comitato Internazionale per il Recupero della Vaquita, e partecipa attivamente ai gruppi scientifici dell’Iucn, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. Una sua foto con un esemplare tra le braccia è diventata virale sui social. E dunque tener viva la speranza è, per lui, una missione chiara. Di più, una corsa contro il tempo. “Sì, si stima che rimangano circa dieci individui di vaquita, cifra che dovrà essere confermata con l’analisi dei dati raccolti durante la campagna scientifica del 2025. Sappiamo però con certezza che tra il 2011 e il 2018 la popolazione è diminuita di quasi il 99%. Si tratta di uno dei declini più drammatici documentati su scala globale per qualsiasi specie negli ultimi decenni”.

Ecco, appunto. Come fare ad essere ottimisti, di fronte a questi dati?

“Beh, le campagne scientifiche recenti ci offrono segnali importanti di speranza. Continuiamo a osservare vaquita sane, giovani, femmine con i loro piccoli e con un comportamento naturale: una prova chiara che la specie continua a riprodursi. Elementi in linea con gli studi genetici che abbiamo realizzato, che mostrano che la vaquita mantiene ancora la variabilità necessaria per recuperare, purché – condizioni essenziali -la popolazione rimasta non scenda mai al di sotto dei dieci individui e, soprattutto, si elimini completamente la mortalità causata dalle reti da posta e da imbrocco. Nell’ultima spedizione scientifica, nel settembre di quest’anno, abbiamo stimato che sopravvivono da 7 a 10 vaquitas nell’area di studio, che rappresenta il 12% dell’areale di riferimento del mammifero”.