Ci sono disturbi della vista che non dipendono dagli occhi, ma dal modo in cui il cervello elabora le immagini. È un aspetto poco conosciuto e spesso difficile da accettare per chi lo vive sulla propria pelle, perché la vista ‘sembra’ presente, eppure non arriva dove dovrebbe. Tra queste condizioni c’è l’emianopsia, che può comparire dopo interventi neurochirurgici, ictus o altre lesioni e che sottrae porzioni del campo visivo in entrambi gli occhi. Quando il danno è più esteso e coinvolge le aree cerebrali deputate alla percezione, si parla di cecità corticale. Sono diagnosi che portano con sé paura, frustrazione, senso di smarrimento, soprattutto quando ci si sente dire che “non c’è nulla da fare”. In realtà, oggi sappiamo che il cervello mantiene una sorprendente capacità di adattamento, e che esistono percorsi riabilitativi mirati in grado di migliorare l’autonomia e, in alcuni casi, anche la percezione visiva residua. Parliamo di questo tema complesso rispondendo alla lettera di una lettrice che sta affrontando proprio questa situazione e che chiede, comprensibilmente, se esistono possibilità di recupero. Risponde il professor Stanislao Rizzo, direttore della UOC di Oculistica del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e professore ordinario di Oculistica presso l'Università Cattolica di Roma.