Sono un cittadino di Arnad, abito in una delle case in cui venerdì sera i ladri sono entrati. In casa con me vivono mia moglie e i miei due bambini piccoli. Per fortuna, in quel momento non eravamo presenti. Quello che ci è stato portato via non sono solo “oggetti”: erano ore di lavoro, sacrifici, progetti realizzati passo dopo passo. Oggi, sotto Natale, il “regalo” che ci resta è una finestra rotta, una casa violata, la paura che ti entra dentro e la consapevolezza che, per un po’, non sarà più come prima.
Ho un sistema di allarme, la segnalazione è partita, ma i miei genitori non erano nelle vicinanze e le forze dell’ordine sono arrivate una decina di minuti dopo: il tempo sufficiente perché i ladri scappassero. Questo non è un rimprovero personale ai carabinieri che sono intervenuti, ma il dato di fatto di un territorio in cui i tempi di reazione non sono adeguati alla pressione dei furti che subiamo da mesi.
Vertice tra prefetto e forze dell’ordine dopo le ondate di furti e il linciaggio evitato ad Arnad
Leggendo i vostri articoli si ha però l’impressione che faccia più notizia la rabbia del paese e l’aggressione subita dal ladro che non l’ennesimo furto in abitazione e il clima di insicurezza che stiamo vivendo. È giusto condannare in modo netto le aggressioni e la “giustizia fai da te”: su questo, personalmente, non ho dubbi. Ma se ci si limita a ripetere «no alle ronde», «non fatevi giustizia da soli», senza andare a fondo delle cause che portano una comunità intera a scendere in strada, allora si perde un pezzo importante del quadro.









