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Tony Blair sarebbe stato escluso dalla rosa dei candidati di Trump per il "consiglio per la pace" di Gaza. L'ex primo ministro del Regno Unito perde un ruolo chiave nell'autorità di transizione dopo le obiezioni delle nazioni arabe e musulmane. Secondo il Financial Times, Blair è stato silenziosamente escluso dalla lista dei candidati per il "consiglio di pace" che Trump ha dichiarato di voler presiedere personalmente. In precedenza era trapelato che Blair stava cercando dietro le quinte un ruolo di primo piano nell'amministrazione provvisoria di Gaza, in seguito alle fughe di notizie di un piano elaborato in parte dal "suo" Tony Blair Institute for Global Change. I sostenitori di Blair avevano sottolineato il suo ruolo nel porre fine a decenni di violenza nell'Irlanda del Nord, i critici ne avevano invece rilevato lo scarso record di successi mentre fungeva da rappresentante del cosiddetto Quartetto (Onu, Ue, Usa e Russia) per contribuire alla mediazione della pace in Medio Oriente. Nel mondo arabo in generale, Blair è visto con scetticismo e ostilità anche per il ruolo svolto nella disastrosa invasione dell'Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003.

L'ex premier del Regno Unito è stata l'unica persona pubblicamente identificata per un potenziale ruolo nel consiglio di pace per Gaza quando il presidente degli Stati Uniti ha svelato il suo piano in 20 punti per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas, con Trump che ha affermato che Blair era un "bravissimo uomo". La proposta, alla quale aveva contribuito l'istituto da lui presieduto era stata criticata per la mancanza di una tempistica chiara per la creazione di uno Stato palestinese indipendente per il fatto che suggeriva che Gaza fosse amministrata secondo un quadro giuridico separato dalla Cisgiordania, il che faceva temere che i due elementi non contigui della Palestina rischiassero di non essere più concepiti come un'unica entità politica.