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8 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:30
La Francia ostacola la piena mobilitazione dei proventi degli asset sovrani russi congelati per finanziare il maxi-prestito all’Ucraina. Pur sostenendo in linea di principio l’idea del “prestito di riparazione” proposto dalla Commissione, riporta il Financial Times, Parigi rifiuta che nel perimetro dello schema entrino i 18 miliardi di euro immobilizzati presso banche commerciali francesi. Una posizione che irrita diversi Stati membri, posto che Bruxelles ha proposto di usare tutti gli asset bloccati in Europa e non soltanto la quota maggiore custodita dal depositario belga Euroclear.
Secondo il Ft, la Francia non ha mai rivelato alle altre capitali quali istituti detengano gli asset russi, invocando la riservatezza bancaria. I fondi secondo fonti del quotidiano finanziario sarebbero amministrati in larga parte amministrati da BNP Paribas, che non ha voluto commentare, e in misura minore da Crédit Agricole, Société Générale e BPCE. A differenza di Euroclear, che non ha obblighi contrattuali verso Mosca e ha potuto trattenere gli “interessi attivi” generati dai titoli russi scaduti, le banche private potrebbero invece essere tenute a riconoscere alla Russia gli interessi maturati sui depositi. È il punto su cui Parigi insiste: coinvolgere il settore privato significherebbe aprire un fronte legale e finanziario di difficile gestione, esponendo gli istituti al rischio di contenziosi e ritorsioni.












