Villa di lusso, contanti in nero, un intermediario distinto e persino un sacerdote in tonaca come garante morale. Parole chiave di una sceneggiatura da thriller o da spy story cinematografica? No, qui siamo nella realtà e in questa vicenda c’erano tutti gli ingredienti del raggiro perfetto, nella truffa che ha mandato in fumo 80mila euro in lingotti d’oro a due fratelli calabresi. Un colpo studiato nei dettagli, sul quale ora indaga la polizia, che sembra uscito da un romanzo di Carrisi. E invece è tutto terribilmente vero.
Tutto nasce dall’annuncio online per la vendita di una grande villa di famiglia in Calabria. Uno dei due fratelli vive lì, l’altro a Roma. Dopo pochi giorni li contatta una sedicente agenzia immobiliare: l’interesse sarebbe addirittura del Vaticano. Il prezzo? Allettante. Anzi, clamoroso. Oltre al valore “ufficiale” dell’immobile, i due avrebbero potuto incassare 200mila euro in nero. Il contatto è suadente, la voce sicura. E loro ci cascano.
GRAZIELLA DALL'OGLIO, MADRE MORTA E TRUFFA DELLA PENSIONE: UNO CHOC, COSA STATE VEDENDO
Un travestimento quasi perfetto. Molto quasi. Fondotinta sul viso, smalto sulle unghie, orecchini e parrucca ben acconci...
Entra in scena il faccendiere: un cinquantenne elegante, che si presenta come esperto di operazioni complesse. Spiega che, per sbloccare l’affare, serve una “garanzia”. Non in contanti, però: in lingotti d’oro per 80mila euro. In cambio, promette una valigetta piena di banconote. L’ultimo atto va in scena in un hotel a cinque stelle, zona Termini. E qui arriva il colpo da maestro: il finto sacerdote, tonaca impeccabile e aria serafica, che fa da garante morale dell’operazione.








