L’Italia «continuerà ad aiutare Kiev finché ci sarà la guerra, vedremo come farlo anche nel 2026, è in partenza l’undicesimo pacchetto di armi». Antonio Tajani scandisce lentamente le parole, per ribadire ciò che, almeno dal suo punto di vista, è un’ovvietà. Il vicepremier e ministro degli Esteri si sforza di non entrare in polemica con Matteo Salvini e con la Lega, che frena sempre di più sul sostegno militare all’Ucraina e, con il senatore Claudio Borghi su La Stampa, arriva a proporre la restituzione degli asset russi congelati in Europa. «Non è all’ordine del giorno, sarebbe comunque una decisione da prendere come Unione europea – spiega Tajani -. Ma né io né la presidente del Consiglio abbiamo mai detto che bisogna scongelare i beni russi. Quando finirà la guerra, bisognerà vedere quali saranno i danni provocati dalla Russia e, nella fase di ricostruzione, si dovrà tenere conto anche di questo». Proposta leghista respinta, ennesimo fastidio per il leader di Forza Italia, che mal sopporta le fughe in avanti degli alleati su materie di sua competenza. Tajani netto anche sul tema armi a Kiev: «La posizione del governo è quella indicata dal presidente del Consiglio, che io condivido – ha detto parlando a margine di un convegno sulla giustizia organizzato da Fi a Montecitorio -. Prima della fine dell'anno si approverà il testo. Le frasi di Matteo Salvini possono essere un problema? Può dire quello che vuole, la politica estera è di competenza del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri».
Tajani stoppa la Lega: “Asset russi congelati. Armi a Kiev? Salvini può dire ciò che vuole, andiamo avanti”
Il ministro degli Esteri stoppa la proposta della Lega di restituire i beni a Mosca: «Io e Meloni non l’abbiamo detto». E presenta la riorganizzazione interna …















