La Lega è sempre stata "leale" e ha sempre votato allineata su Kiev.

Ma davanti ai fatti nuovi e "di assoluta gravità"- come i due ministri cacciati dal governo ucraino per corruzione - serve fare "chiarezza" e pure "con tempestività". Mentre nella maggioranza ci si interroga sul nuovo affondo di Matteo Salvini sull'Ucraina, dal suo partito si frena chi agita già lo spettro di un voto contrario al sostegno a Volodymyr Zelensky e al suo popolo quando si dovesse presentare la prossima occasione. Che si riproporrà, calendario alla mano, nel giro di poche settimane visto che a fine anno scade, e andrà con ogni probabilità rinnovato, il decreto che autorizza l'invio di aiuti (e armi) al Paese che si appresta ad affrontare il quarto inverno di guerra.

A Palazzo Chigi osservano quelle che vengono derubricate come schermaglie tra alleati, alimentate anche dal clima di campagna elettorale in vista dell'ultima tornata di regionali: certo lo scandalo corruzione non ci voleva, si ragiona tra i collaboratori di Giorgia Meloni, ma questo non incide sulla postura italiana che rimane saldamente a fianco di Kiev.

Certo lo scandalo "preoccupa" - una valutazione che la premier avrebbe espresso in uno scambio veloce anche con i suoi vicepremier, nel retropalco a Napoli - ma non è nemmeno una particolare "novità", sottolineano nell'entourage della premier, ricordando che già altri ministri ucraini in passato sono stati allontanati, che c'è stata pure la retromarcia estiva sulla legge giudicata (da Bruxelles e dalle piazze ucraine) come un attacco all'indipendenza delle agenzie anticorruzione. E che si tratta, come ha ricordato anche Antonio Tajani, di uno dei dossier più delicati nel percorso di adesione all'Unione.