Roma, 3 dic. (askanews) – La linea di Giorgia Meloni è molto chiara: il decreto per rinnovare gli aiuti all’Ucraina si farà “entro fine anno”. Quella di Matteo Salvini lo è altrettanto, solo che va in un direzione opposta. Da una parte la premier, tirando le fila della sua partecipazione al vertice dei Paesi del Golfo in Bahrein, ribadisce che mentre è chiara la disponibilità di Kiev, Usa e Ue a trovare una soluzione al conflitto, “ad oggi” una inclinazione del genere “non è segnalata da parte russa”. Dall’altra c’è il vice premier che, inaugurando la sede dell’Enac, getta il cuore oltre l’ostacolo arrivando a sperare che “tra qualche mese, non anni” si possa “tornare a volare su Kiev e Mosca da Roma e Milano”. “A leggere i giornali – aggiunge – c’è chi ha voglia di nuove guerre, io no, non ho voglia di nuove guerre. L’Italia non ha interesse a fare nuove guerre ma a riaprire ponti, magari prima di altri”. Non appare dunque causale il passaggio in cui la presidente del Consiglio sottolinea che approvare un decreto “non vuol dire lavorare contro la pace”. “Finché ci sarà una guerra – precisa la premier – noi faremo quello che abbiamo sempre fatto per aiutare l’Ucraina a difendersi”.