Da una parte la Lega spinge affinché gli asset russi congelati vengano "restituiti a Mosca".

Dall'altra Antonio Tajani che ipotizza l'uso dei soldi del Mes "come garanzia". Da una parte il partito di Matteo Salvini è gelido rispetto all'idea di prorogare al 2026 l'autorizzazione a cedere armi a Kiev. Dall'altra il vicepremier e ministro degli Esteri conferma che, come ha chiarito la premier Giorgia Meloni, "entro la fine dell'anno si approverà" il decreto legge, rimarcando che la politica estera è di competenza di Palazzo Chigi e Farnesina. Continua il braccio di ferro nel governo sulla postura rispetto al dossier Ucraina, con le opposizioni che hanno così margine per attaccare l'esecutivo.

Il decreto per allungare di un anno la possibilità di fornire armamenti al governo ucraino per ora è slittato, dopo essere stato inserito e poi espunto dall'ordine del giorno della riunione preparatoria alla vigilia del Consiglio dei ministri di giovedì, in cui - assicurano più partecipanti - il tema non è stato toccato. Neanche da Meloni, che ieri in Bahrein aveva assicurato: "Il decreto entro la fine dell'anno viene fatto in ogni caso perché serve. Non vuol dire lavorare contro la pace. Vuol dire che finché c'è una guerra aiuteremo l'Ucraina a potersi difendere da un aggressore".