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4 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:55
Il governo scippa gli unici, veri fondi mai stanziati per la riforma della Polizia locale. Il motivo? “Interventi straordinari di cooperazione di polizia con i Paesi non appartenenti all’Unione europea d’importanza prioritaria per le rotte migratorie”, si legge nell’emendamento della maggioranza che modifica il decreto economia in fase di conversione. “E autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2025”, peraltro senza dire come e in quali Paesi verranno spesi. Soldi ai quali, da anni, è appesa la speranza della Polizia locale di arrivare a una riforma su organici, tutele e previdenza. “In audizione alla prima commissione Affari costituzionali della Camera, a maggio abbiamo chiesto l’integrazione di quel fondo per ulteriori cento milioni. Invece tolgono pure il poco che c’era, è sconfortante”, commenta il coordinatore nazionale per la Polizia locale della FP Cgil (Funzione Pubblica), Antonio Santomassimo.
La “riduzione” del Fondo, istituito nel 2020 dal secondo governo Conte, è in realtà un azzeramento. Ma gli interventi normativi ai quali erano destinati gli “iniziali” 20 milioni di euro non sono mai arrivati in porto. Il processo è ripartito per l’ennesima volta con la nuova maggioranza, che proprio ieri in commissione ha annunciato “il via alla riforma approvando il testo base della legge delega al Governo”. La relatrice Augusta Montaruli (FdI) ha detto che “con i fatti, al contrario di tutti coloro che si sono susseguiti in passato, diamo un via libera epocale di cui ci assumiamo la responsabilità, ma anche l’onore”. E l’onere? Si vedrà, intanto il Fondo è stato usato come un bancomat. “Un brutto segnale per i 60 mila lavoratori, proprio mentre è in corso l’iter legislativo”, dice al Fatto Santomassimo. La destra ha ormai arruolato la Locale in ogni iniziativa legata alla sicurezza, ma il piatto piange. “Servono risorse e assunzioni straordinarie, lo chiede da tempo anche l’Anci perché i comuni non ce la fanno”, spiega la segretaria nazionale FP Cgil, Tatiana Cazzaniga. “Siamo fermi alla legge 65 del 1986 che non rispetta le attuali mansioni, servono tutele legali e uno stato previdenziale come quello della Polizia di stato: chiaro che questo emendamento non va in quella direzione”.







