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Torna la farsa del 1971 che crocifigge il mondo culturale. Più attuale che mai

Nessuno meglio di Ennio Flaiano, intellettuale in crisi perenne, ha saputo raccontare la crisi della categoria. Lo fece per tutta la sua carriera di giornalista, romanziere, sceneggiatore, critico; e in maniera definitiva con un'opera teatrale - La conversazione continuamente interrotta scritta nel 1971, pubblicata lo stesso anno con Einaudi in un volume che raccoglieva i suoi cinque testi teatrali, e che fece in tempo a vedere debuttare al Festival dei Due Mondi di Spoleto per la regia di Vittorio Caprioli il 22 giugno 1972, pochi mesi prima della morte. Qualcuno ha voluto vedere in quelle pagine, tra il dramma e la farsa, il suo testamento artistico, e forse anche ideologico.

Raffinato artigiano della scrittura più che artista, anti-ideologico per robusta costituzione, Ennio Flaiano in realtà nella Conversazione continuamente interrotta che ebbe un bellissimo adattamento televisivo per la Rai nel 1978 al teatro comunale di Sulmona per la regia del grandissimo Luciano Salce, e che oggi esce in un volumetto edito da Rogas con un'eccellente prefazione di Gino Ruozzi, raffinato flaianologo oltre che elegante flâneur - mise tutte le sue disillusioni umane e letterarie, la sua incapacità di capire il mondo in cui viveva e tutta la sua amara diffidenza per quello strano curioso animale domestico che era ed è l'intellettuale italiano.