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La cancel culture è solo una riedizione aggiornata ed edulcorata della damnatio memoriae staliniana
Sono tanti i puntini che uniscono il comunismo e il politicamente corretto: due dei grandi mali degli ultimi centocinquant'anni. Ma, a ritroso, incominciamo dal primo comune denominatore: al giorno d'oggi non godono più di buona salute. E, scusatemi, ma questa è già un'ottima notizia. Puntini, dicevamo, che delineano innanzitutto una sospensione più o meno evidente della democrazia, perché sia il primo che il secondo - in un modo o nell'altro - sono percorsi da una malcelata smania totalitaria. Sono due forme di oppressione culturale. Due tentativi, riusciti per un certo periodo, di incatenare il pensiero e la parola. Il primo lo faceva con la coercizione fisica, al secondo sono stati sufficienti gli algoritmi e la gogna social. Il primo eliminava i dissidenti, il secondo si è limitato a bannarli. Cancellarli. Alla fine dei conti, la cancel culture è solo una riedizione aggiornata ed edulcorata della damnatio memoriae staliniana. E il comunismo era una forma di socialmente corretto applicato all'economia e di fatto esteso a tutta l'umanità.






