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La censura che oggi arriva da destra ha un tratto grottesco: nasce da leggi pensate per limitare il politicamente corretto e finisce per riprodurne i meccanismi
La battaglia delle idee (idee si fa per dire) ha raggiunto vette mai toccate, per fortuna, nella storia universale del pensiero. Da una parte, l'esercito del politicamente corretto; dall'altra, le armate del perbenismo. I primi vogliono salvare i ragazzi dalla discriminazione di genere, dal razzismo, dal fascismo strisciante. I secondi vogliono salvare i ragazzi dalle teorie di genere, dalla crisi dei valori, dal multiculturalismo.
Fatalmente gli opposti si sono incontrati. Il Texas aveva varato norme per colpire l'attivismo progressista nelle università e impedire che l'aula diventasse un luogo di militanza su razza, genere e identità. Obiettivo dichiarato: ristabilire la neutralità, promuovere il pluralismo e la libertà accademica. Risultato surreale: un professore di filosofia viene invitato a mitigare il proprio corso rimuovendo letture di Platone perché potrebbero toccare temi woke. Le lezioni del professor Peterson intendevano studiare le posizioni di Platone e applicarle a problemi contemporanei come aborto, pena capitale, giustizia economica, e ideologia di genere. Peterson sostiene che non c'era traccia di propaganda nel suo programma: la filosofia invita sempre a misurarsi con le grandi questioni del passato e del presente. Lo Stato replica: per essere più sicuri che non vuoi indottrinare nessuno, taglia le letture più controverse.






