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Negli ultimi vent'anni la sinistra italiana, come tutte le sinistre occidentali, si è incistata sempre più a fondo nelle casematte del potere culturale e istituzionale

In Italia, destra e sinistra sono uscite in due maniere diverse dalla stagione populista. O meglio: la destra ne è uscita più della sinistra. Questo spiega perché, mentre l'una governa e vince le elezioni, l'altra stenta a esser competitiva. Ma andiamo con ordine.

In anticipo rispetto agli altri Paesi occidentali, la Penisola ha attraversato un decennio populista apertosi nel 2013 con l'esplosione elettorale del Movimento 5 stelle, all'indomani della crisi del debito sovrano, del fallimento della repubblica bipolare e del governo Monti, e giunto a conclusione nel 2022 con la vittoria della coalizione di destra-centro guidata da Giorgia Meloni. Quel decennio non è terminato perché il populismo sia scomparso. Si è cronicizzato, semmai: il nostro sistema politico è ancora stracolmo di tratti populisti, faziosità, demagogia, spregio della realtà e della grammatica istituzionale, attacchi isterici assortiti e moralismo a un tanto al chilo.