«A voi che avete scritto quei nomi sui muri. Non so chi siete. Non conosco i vostri volti, non so se sedete in prima fila o nell’ultima. Se siete bravi a matematica o a calcio, se fate ridere i compagni o passate inosservati. Ma so una cosa: avete scritto “Lista stupri” e sotto nove nomi. Di questi otto ragazze». Si rivolgono così, in una lettera che oggi verrà letta in tutte le classi del Giulio Cesare, i genitori delle vittime della lista stilata sui muri del bagno della scuola. Un messaggio (anticipato dal Tg1) inviato agli autori del gesto sul quale ora indaga la polizia.

«Parliamoci chiaro. Lo avete fatto - prosegue il messaggio - perché sono persone che pensano, si organizzano e hanno opinioni politiche che forse vi disturbano». I nomi presenti nella lista sono infatti di giovani impegnati nella politica studentesca della scuola. Un impegno davanti al quale gli autori della Lista hanno reagito con quell’atto che ha creato scandalo. «Siccome non sapevate come rispondere alle loro idee - si legge ancora nel testo - avete risposto ai loro corpi. Minacciandoli». Una minaccia frutto di «un gesto antico quanto il patriarcato stesso: quando soprattutto una donna dice cose che non ti piacciono la riporti al suo corpo. Le ricordi che può essere violata, posseduta, distrutta», scrivono ancora gli adulti definendo l’atto degli studenti come «il modo più economico per dire “Tu non conti niente, conta solo quello che possiamo farti”». «Ma sapete qual è il problema? Che questo gesto dice molto più di voi che di loro. Dice che siete terrorizzati da ragazze che hanno più coraggio, più intelligenza, più voglia di cambiare le cose di quanta ne abbiate voi. Dice che l’unica risposta che avete trovato è la violenza perché di argomenti non ne avevate», proseguono.