Nel 2025 le grandi aziende tecnologiche hanno investito oltre 300 miliardi di dollari nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e nelle spese correlate.
Goldman Sachs suggerisce che i capitali dedicati all’IA continueranno a crescere, raggiungendo potenzialmente tra il 2,5% e il 4% del PIL statunitense nei prossimi anni, se l’adozione di questa tecnologia dovesse - come in molti prevedono - accelerare.
Ma tutto questo è poca cosa rispetto a ciò che servirebbe per evitare che, un domani, queste autostrade digitali ci conducano verso il precipizio. Alcuni tra i principali scienziati sostengono che un giorno l’IA potrebbe sfuggire al controllo umano. Yoshua Bengio, uno dei “padrini” dell’intelligenza artificiale moderna, afferma che “l’IA non è una tecnologia qualunque e non va giudicata per ciò che è oggi”.
Secondo lo scienziato, che vanta il più alto numero di citazioni al mondo - oltre un milione - su Google Scholar, “siamo già avviati lungo una traiettoria chiara, sostenuta da solide evidenze scientifiche, che porterà a costruire macchine molto più potenti”. Ma questo potere, ci ha detto Bengio, rischiamo di perderlo: “Potrebbe finire nelle mani sbagliate, o addirittura in quelle di macchine che non agiscono nel nostro interesse. È solo che non lo percepiamo. Ci sembra qualcosa di astratto. Non vediamo robot che attaccano. Tuttavia stiamo già costruendo la tecnologia che lo permetterà”.






