L’Italia non ha ancora raggiunto i target europei al 2030 che riguardano la trasformazione digitale, con circa il 70% delle piccole e medie imprese che hanno toccato almeno un livello base di digital intensity e solo l’8,2% di imprese con almeno 10 addetti che hanno adottato strumenti di intelligenza artificiale, almeno stando alle ultime rilevazioni Istat ed Eurostat relative al 2024. Inoltre, sempre secondo il punto di vista europeo, l’ecosistema delle start up rimane sotto sviluppato, con solo nove “unicorni” ( cioè aziende che hanno raggiunto una valutazione di mercato di un miliardo) e questo non riflette in modo appropriato la “taglia” del sistema economico nazionale.
Eppure qualcosa si sta muovendo o si muoverà: secondo un’indagine condotta dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne su un campione di 4.500 imprese manifatturiere e dei servizi, oltre una su quattro (26,8%) investirà in strumenti di intelligenza artificiale entro il 2029. Attualmente, solo il 7% di queste realtà - quindi grosso modo in linea con le cifre Istat - ha già investito in questo tipo di strumenti e utilizza l’intelligenza artificiale stabilmente nelle proprie attività. L’altra faccia della medaglia è, ovviamente, una quota massiccia (73% circa) di imprese che, da qui ai prossimi quattro anni e mezzo, non prevede di investire in una tecnologia potenzialmente game changer.






