Il sodalizio tra il regista Silvio Soldini e il racconto della cecità ha inizio nel 2013 con il documentario premiato ai Nastri d’Argento Per altri occhi, incursione nella vita quotidiana di un gruppo di persone cieche, tra cui lo scultore Felice Tagliaferri, in trasferta in India per tenere un workshop.
A partire da questa esperienza, Soldini rimane affascinato da una condizione che quasi sempre ha trovato sul grande e sul piccolo schermo rappresentazioni stereotipate, irrealistiche o, in alternativa, legate alla narrazione di personaggi dotati di poteri oracolari e di preveggenza.
Con Il colore nascosto delle cose, Soldini riconferma così l’intenzione di indagare e descrivere l’aspetto più concreto e quotidiano della vita della comunità cieca, trasponendo sullo schermo una storia d’amore tutt’altro che eccezionale, ma radicata nella familiarità.
La vicenda al centro della narrazione è infatti quella di Emma e Teo, un’osteopata e un pubblicitario che si incontrano per la prima volta nel corso di un’esperienza di “Dialogo nel buio”, durante la quale si viene condotti in un percorso privo di fonti di luce da una persona cieca, che invita i partecipanti a orientarsi attraverso gli altri sensi.






