Nel mirino della Procura di Brescia ci finiscono 48 ore fitte di contatti tra Andrea Sempio e la polizia giudiziaria: un intreccio di chiamate e messaggi che gli inquirenti considerano anomalo e che, secondo l’impostazione investigativa ricostruita dal Corriere della Sera, potrebbe suggerire l’ombra di una trattativa. È in questo arco di tempo, si ritorna al gennaio 2017, che la magistratura bresciana colloca il possibile snodo dell’accordo corruttivo sulle mancate indagini relative al delitto di Garlasco.

L’inchiesta coinvolge oggi l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre del trentasettenne indagato e poi archiviato all'epoca (e oggi di nuovo indagato). Sullo sfondo, movimenti di denaro, prestiti e prelievi che per i pm potrebbero indicare una dazione tra i 20 e i 30mila euro in cambio di una rapida archiviazione.

Quando due settimane fa il carabiniere Silvio Sapone, allora alla guida della squadra di pg pavese, è stato ascoltato a Brescia, i magistrati gli hanno chiesto conto non solo della conversazione di oltre cinque minuti intercorsa con Sempio il 22 gennaio 2017, ma anche delle ripetute telefonate del giorno precedente: quattro provenienti dal fisso della Procura di Pavia, rimaste senza risposta, alternate a tentativi dallo stesso cellulare privato di Sapone.