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La produzione civile in costante calo. Nel bilancio il 38% delle risorse è destinato alla macchina bellica
Quando un Paese vince, ma il suo portafoglio perde, la vittoria comincia a pesare più della sconfitta. La Russia di oggi vive esattamente questa contraddizione: un esercito che avanza in Ucraina e un'economia che arretra sul fronte interno. Mentre il Cremlino ostenta sicurezza militare, il prezzo economico della guerra si fa ogni mese più ingombrante, più difficile da occultare perfino nella retorica celebrativa del potere. Secondo il Centro per l'Analisi Macroeconomica e le Previsioni a Breve Termine (CMASF), organismo vicino al governo, e dunque non sospettabile di eccessi critici, l'industria russa si trova in una «zona di confine», sospesa tra stagnazione e declino. Se alcune linee di produzione corrono ai ritmi dell'economia di guerra, il resto del sistema produttivo arranca. La crescita si addensa quasi esclusivamente nei settori legati al complesso militare-industriale e agli appalti pubblici, mentre la produzione civile registra un calo costante dall'inizio dell'anno.






