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Dagli assalti Tav alle devastazioni per Cospito, l'ex Casermetta è il simbolo dell'anarchia tollerata. La cronologia della violenza che non viene fermata

L'assalto alla redazione de La Stampa è solo l'ultimo atto violento del centro sociale Askatasuna, che a Torino detta legge ormai da quasi 3 decenni dallo stabile occupato di viale Regina Margherita. Eppure, nonostante questo, invece di procedere con lo sgombero, il Comune di Torino sta cercando di percorrere la strada del bene comune, che porta a una legittimazione del centro sociale nonostante la lunga storia di violenze che lo contraddistingue.

Dal 1996 occupa l'ex Casermetta Reale, Askatasuna è un nome che in basco significa "libertà", utilizzato furbamente per coprire un’occupazione abusiva di un bene demaniale e l’organizzazione di una lunga serie di violenze. La sua storia ventennale non è quella di un innocuo circolo culturale, ma l’esempio lampante della tolleranza di cui hanno goduto a Torino i movimenti antagonisti a discapito dell'ordine pubblico. Nonostante le numerose ingiunzioni di sgombero emesse dalla magistratura, l'esecuzione è sempre stata bloccata. La motivazione, inaccettabile per chi crede nello stato di diritto, è sempre la stessa: la paura che un intervento delle forze dell'ordine possa scatenare una guerriglia urbana. Questo immobilismo ha trasformato la Casermetta in una vera e propria zona franca, un simbolo del fallimento delle istituzioni nel ripristinare la legalità su un bene dello Stato.