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29 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:55
Incontenibile. Lo era quando decideva di esserlo David Suazo. Ed è quello che aveva fatto in quella gara di Genova contro la Samp di vent’anni fa. Si era capito già dallo scatto in campo aperto: qualche secondo e da centrocampo si era ritrovato al limite d’area, bevendosi tutti gli avversari e servendo a Langella, che aveva sprecato. Poi la doppietta che aveva deciso la gara, le braccia a mo’ di culla a festeggiare il primogenito David Edoardo.
Nel 2005 era già una star a Cagliari quel ragazzo ormai ventiseienne, che era arrivato però già da sei anni in Sardegna. Cresciuto in Honduras in una famiglia in cui il pallone non è un passatempo, ma un destino. Le strade polverose della città lo formano più di qualunque accademia. È rapido, filiforme, sempre un passo avanti: raccontano che da bambino giocasse con scarpe troppo grandi di due numeri, perché erano le uniche disponibili. Dalle partite per strada passa all’Olimpia Tegucigalpa, la squadra più importante del Paese, e a 17 anni è già uno dei talenti da seguire. Di quegli anni resta un’immagine ricorrente: David che arriva agli allenamenti correndo, letteralmente.







