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27 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:07
Non un gol da mago, ma dopo aver propiziato il 3 a 2 con un colpo di tacco, in una gara che vedeva la Viola sotto di 2 a 0, importa poco. Il maghetto in questione è Luis Jimenez, che coi suoi tocchi regala la vittoria alla Fiorentina in rimonta a Parma, esattamente vent’anni fa. Mago suo malgrado, però: un soprannome che a dir la verità non ha mai gradito granché. Nasce a Santiago, in Cile, giocando tra i barrios ed entrando a soli dieci anni (anche in virtù delle sue radici palestinesi) nelle giovanili del Club Deportivo Palestino, che gli entra nel cuore. Ma dopo la trafila nelle giovanili non ha neppure il tempo di indossarne la maglia da titolare che arriva la chiamata dell’Italia.
A neanche diciotto anni infatti passa alla Ternana: “Presi l’aereo con una valigia e pochissimi soldi. Non sapevo dove sarei andato. Quando arrivai a Terni, pensavo fosse una città enorme come Santiago, invece scoprii una realtà operosa, verde e molto più piccola. È lì che sono diventato uomo”, racconterà Luis. È il 2002, è un ragazzino alla corte della squadra di Beretta in Serie B, dove esordisce e segna il primo gol italiano: all’ultima di campionato contro il Vicenza. È “El Mago”, sì, ma Terni è posto di concretezza e praticità, e l’altro soprannome che si guadagna Luis tra campo d’allenamento e Libero Liberati è “Gino”, più facile.






