Oggi, giovedì 27 novembre, la Commissione europea ha adottato la nuova strategia sulla bioeconomia, una revisione ambiziosa del piano del 2018 che segna un cambio di passo verso un approccio più industriale, competitivo e orientato al mercato. L’obiettivo è trasformare la ricerca europea in produzione su larga scala, sostenere le filiere che utilizzano risorse biologiche rinnovabili e ridurre la dipendenza dell’Unione dai combustibili fossili e dalle catene di approvvigionamento globali. Oggi la bioeconomia vale già il 5% del PIL europeo. In conferenza stampa la Commissaria Jessika Roswall ha presentato una selezione di imprese europee – molte italiane – che dimostrano come la bioeconomia sia già realtà e possa diventare uno dei pilastri del Clean Industrial Deal e dell’autonomia strategica dell’UE. (n.loz)
*Commissaria Europea per l'ambiente e l’economia circolare
Riuscite a figurarvi un mondo in cui i prodotti di uso quotidiano che ci circondano – dagli oggetti di plastica alle vernici, dagli indumenti ai materiali da costruzione – provengono da risorse naturali rinnovabili, biologiche e prodotte internamente, anziché da combustibili fossili?
Vivremmo in case isolate con materiali naturali e useremmo spazzolini da denti in legno e smalti per unghie realizzati con alghe. Andremmo al lavoro a piedi indossando scarpe prodotte con materiali di origine vegetale, con il pranzo in una busta di plastica biologica, insieme alle posate a base di mais per mangiarlo. Il nostro cibo sarebbe coltivato impiegando biofertilizzanti, le industrie produrrebbero imballaggi sostenibili con la canapa, le batterie conterrebbero pasta di legno. Ogni singolo articolo e materiale sarebbe tanto efficace e affidabile quanto la sua alternativa di origine fossile, oltre a essere circolare e rispettoso del clima sin dalla progettazione.








