L’agricoltura biologica è entrata a pieno titolo in tutte le strategie dell’Unione europea. Non solo come modello produttivo, ma come risposta strutturale alle sfide ambientali, climatiche ed economiche: tutela della biodiversità, salvaguardia delle risorse naturali, qualità dei prodotti e reddito equo per gli agricoltori.

In questo scenario, le certificazioni rappresentano il ponte tra obiettivi e mercato. In Italia, due sistemi convivono e rispondono a esigenze diverse: la certificazione biologica e il Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI).

La certificazione biologica si basa sul regolamento europeo 2018/848 ed è il riferimento più avanzato sul piano ambientale. L’obiettivo è contribuire alla tutela dell’ambiente, del clima e a un alto livello di biodiversità, conservando la fertilità dei suoli e promuovendo le filiere corte. Ne deriva il divieto di utilizzo di prodotti chimici di sintesi e Ogm (organismi geneticamente modificati) e l’obbligo di pratiche agronomiche naturali. Le aziende – tra cui produttori di mangimi, operatori vegetali, zootecnici e dell’acquacoltura, aziende di preparazione e vendite online – possono aderire sia in forma singola che di gruppo. La certificazione è continuativa fino a eventuale rinuncia.