Negli ultimi anni una parte crescente dei viticoltori sta rivedendo il proprio approccio alla gestione del vigneto. Dopo l’onda lunga del biologico, oggi l’attenzione si sta spostando verso un modello più ampio e integrato: la viticoltura sostenibile.
Le ragioni sono molteplici. Da un lato c’è la necessità di garantire una maggiore stabilità qualitativa delle uve, soprattutto in un contesto climatico sempre più instabile, con meno oscillazioni produttive legate ad annate difficili. Dall’altro c’è una questione economica: le pratiche sostenibili – dalla difesa integrata alla gestione del suolo e dei macchinari – permettono nel medio-lungo periodo un contenimento dei costi e una maggiore prevedibilità dei risultati.
Non solo. La sostenibilità viene percepita da molti produttori come un modello capace di coniugare qualità, redditività e tutela ambientale: meno accumulo di rame e zolfo, minore pressione sui suoli, maggiore controllo delle rese e quindi una stabilità quali-quantitativa che si traduce in una migliore sostenibilità economica dell’azienda. Da qui il fatto che sempre più aziende optano per la certificazione volontaria Sqnpi (Sistema di qualità nazionale di produzione integrata) che valorizza le produzioni agricole vegetali coltivate con metodi sostenibili, allargandosi dalla vigna anche alla cantina.







