Diplomatici con 50 anni di esperienza, dirigenti dei servizi segreti formatisi con il 'capo' alla scuola del Kgb, un manager cresciuto negli Usa.

La squadra messa insieme da Vladimir Putin per i negoziati che potrebbero essere decisivi per la pace in Ucraina mostrano la volontà di perseguire i tradizionali canali di trattative ma anche di adeguarsi ai metodi meno ortodossi di Donald Trump.

Per primi, nei contatti diretti con gli ucraini martedì ad Abu Dhabi, sono scesi in campo gli 007. I funzionari dei due nemici, ha detto il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, si sono incontrati "per discutere questioni delicate come lo scambio di prigionieri". "All'improvviso", ha aggiunto Ushakov, è apparso il segretario dell'esercito Usa Dan Driscoll, emerso nell'ultima settimana come figura chiave, insieme con l'immobiliarista Steve Witkoff, tra i negoziatori statunitensi.

Difficile credere che tutto sia avvenuto per caso. L'episodio sembra invece testimoniare la predilezione dell'attuale amministrazione americana per i canali di dialogo informali. Mosca, abituata ai paludati ambienti della diplomazia, si adegua. Così un ruolo sempre più importante è stato assunto negli ultimi mesi da Kirill Dmitriev, 49 anni, russo nato a Kiev ma formatosi a Stanford e Harvard ed ex manager di Goldman Sachs, che con Witkoff ha intessuto uno speciale rapporto personale. Al punto da guidarlo in passeggiate per Mosca durante le sue visite per incontrare Putin al Cremlino, spesso senza nemmeno passare all'ambasciata americana. E secondo i bene informati il piano in 28 punti presentato inizialmente da Trump sarebbe in gran parte proprio il frutto di colloqui tra Dmitriev e Witkoff svoltisi il mese scorso a Miami, lontano dai riflettori di Washington.