Quasi cinque ore di colloqui. Da una parte Steve Witkoff, inviato della Casa Bianca, e Jared Kushner, genero di Trump, dall’altra Vladimir Putin, con i suoi collaboratori più stretti, Yuri Ushakov, assistente presidenziale per gli affari esteri, e Kirill Dmitriev (CEO del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti). Oggetto: la proposta del piano di pace in Ucraina. Ci sono enormi aspettative, ma al termine escono messaggi poco incoraggianti. Si continuerà a trattare, ma non c’è accordo sui territori che la Russia vuole annettere e sulle garanzie di sicurezza per Kiev. Ushakov dice: «Non è ancora stato trovato alcun compromesso. La Russia concorda solo su una parte del piano americano, mentre qualcosa suscita critiche: c'è ancora molto lavoro da fare. Abbiamo ricevuto quattro documenti aggiuntivi al piano in 28 punti. Abbiamo concordato di non divulgare ulteriori dettagli».

Mosca prende tempo, vuole continuare a combattere e guadagnare, sia pure lentamente, terreno. Gli Usa non reagiscono, accettano la melina e per oggi è previsto un incontro tra Zelensky, Witkoff e Kushner. D’altra parte Trump lo aveva detto: «La situazione in Ucraina è un pasticcio». Usa la parola “mess”, che assomiglia molto a “caos” se non a un’altra italiana più volgare. «La pace non è più vicina» ripete la delegazione russa. Cosa è successo prima dell’epilogo avvenuto attorno alle 23? Nel pomeriggio moscovita Witkoff e Kushner passeggiano sulle strade del centro della capitale russa, ammirano la piazza Rossa, accompagnati da Kirill Dmitriev, l’uomo di fiducia di Putin. Hanno tempo perché prima di iniziare il confronto sul piano di pace, il presidente russo li fa attendere, con una strategia di comunicazione neppure troppo sorprendente. Putin è impegnato al VTB Investment Forum e, parlando con i giornalisti, lancia alcuni messaggi ruvidi. Il primo è rivolto all’Ue. Risponde a una domanda sulle nuove mosse della Nato: «Non faremo la guerra all'Europa – l'ho già detto cento volte – ma se all'improvviso l'Europa volesse combattere contro di noi e scatenare la guerra, siamo pronti fin da subito». Il riferimento è alle parole pronunciate lunedì dal presidente del comitato militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, che al Financial Times ha spiegato: «Stiamo studiando tutto sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando». Putin accusa l’Europa di volere «impedire all'amministrazione Usa di raggiungere la pace». Non solo: minaccia di isolare l’Ucraina dalla parte del mar Nero se Kiev continuerà a colpire le petroliere russe. Addirittura ipotizza di attaccare i porti e «le navi di quei Paesi che assistono l'Ucraina nel compiere queste operazioni e azioni di pirateria». Esaurita la fase delle minacce, finalmente, poco prima delle 18 in Italia, Putin si siede al tavolo insieme a Dmitriev e alla delegazione americana per un colloquio che proseguirà per molte ore. Witkoff esordisce elogiando la bellezza di Mosca (eppure è la sesta volta in missione al Cremlino). E di lì comincia il confronto che per Putin ha come base il piano di 28 punti elaborato da Dmitriev e Witkoff a Miami due settimane fa.