Steve Witkoff, inviato della Casa Bianca, e Jared Kushner, nel pomeriggio moscovita passeggiano sulle strade del centro della capitale russa, ammirano la piazza Rossa, accompagnati da Kirill Dmitriev, l'uomo di fiducia di Putin. Hanno tempo perché prima di iniziare il confronto sul piano di pace, il presidente russo li fa attendere, con una strategia di comunicazione neppure troppo sorprendente. Putin è impegnato al VTB Investment Forum e, parlando con i giornalisti, lancia alcuni messaggi ruvidi. Il primo è rivolto all'Ue. Risponde a una domanda sulle nuove mosse della Nato: «Non faremo la guerra all'Europa l'ho già detto cento volte ma se all'improvviso l'Europa volesse combattere contro di noi e scatenare la guerra, siamo pronti fin da subito».
Il riferimento è alle parole pronunciate lunedì dal presidente del comitato militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, che al Financial Times ha spiegato: «Stiamo studiando tutto sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando». Putin accusa l'Europa di volere «impedire all'amministrazione Usa di raggiungere la pace». Non solo: minaccia di isolare l'Ucraina dalla parte del mar Nero se Kiev continuerà a colpire le petroliere russe. Addirittura ipotizza di attaccare i porti e «le navi di quei Paesi che assistono l'Ucraina nel compiere queste operazioni e azioni di pirateria».












