Continua a far discutere il report di Greenpeace Germania che ha svelato, con dati scientifici, quali sono e a quale concentrazione le sostanze chimiche ritenute pericolose per la salute, contenute negli abiti prodotti dal marchio Shein. In realtà, si tratta di una conferma di quanto già scoperto tre anni fa in un precedente report sempre commissionato dall’organizzazione ambientalista. Dopo quell’indagine, l’azienda aveva ritirato gli articoli, impegnandosi a migliorare la gestione delle sostanze chimiche. Ma le nuove analisi dimostrano che il problema permane. Quest’ultimo report “Shame on you Shein!” ha preso in esame alcuni dei capi più venduti dal colosso cinese del fast fashion scoprendo che un terzo degli indumenti testati il 32% (18 su 56) non solo contenevano 11 sostanze considerate tossiche, ma la loro quantità superava i limiti stabiliti dal Regolamento europeo per le sostanze chimiche (REACH). Inclusi vestiti per bambini. Capi che sono considerati “illegali”, secondo la normativa Ue.

Arrivata la replica da parte di Shein che in una nota risponde di attribuire "la massima importanza alla sicurezza dei prodotti e si impegna a offrire articoli sicuri e affidabili per i propri clienti", sostenendo di non aver "ancora potuto verificarne i rilievi (sui risultati delle analisi condotte da Greenpeace, ndr). L'azienda ribadisce inoltre: "In via precauzionale abbiamo attivato i nostri protocolli standard di sicurezza e stiamo rimuovendo i prodotti segnalati dal Marketplace a livello globale, in attesa di ulteriori verifiche."