“Le bambole sessuali dalle sembianze infantili non hanno posto online, le armi non hanno posto online, i giocattoli pericolosi non hanno posto online”. Con questa dichiarazione di ferma condanna, il portavoce della Commissione Europea Thomas Regnier ha annunciato l’avvio di una nuova indagine formale nei confronti di Shein, il colosso dell’ultra-fast fashion. Si tratta infatti della terza richiesta di informazioni a ai sensi del Digital Services Act (DSA), la legge europea sui servizi digitali, inviata alla piattaforma di e-commerce cinese: la Commissione sospetta che possa rappresentare un rischio sistemico per i consumatori di tutta l’Unione europea. La decisione arriva dopo il caso scoppiato in Francia, dove le autorità hanno scoperto che in vendita sulla piattaforma c’erano anche bambole sessuali con fattezze infantili e armi proibite, episodi che hanno portato lo Stato francese a chiedere la sospensione del sito per almeno tre mesi.

Lo scandalo arriva in un momento già delicato per il colosso cinese, reduce dalle polemiche delle associazioni di consumatori e attivisti per l’apertura del primo grande negozio fisico proprio in Francia. Non solo: si inserisce in un contesto in cui i colossi dell’e-commerce stanno mostrando falle sempre più gravi nei sistemi di controllo e nella capacità di prevenire abusi e contenuti inappropriati. Solo pochi giorni fa, infatti, anche Vinted era finito sotto i riflettori per le denunce di utenti che segnalavano annunci di lingerie e costumi da bagno usati come “esca” per reindirizzare verso profili pornografici su OnlyFans, Telegram e altre piattaforme per adulti.